MANAS


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"Tra la coscienza universale e la coscienza intellettuale dell'individuo agisce da mediatore la coscienza spirituale, manas.
Essa rappresenta l’elemento stabilizzatore della mente, che mantiene l’equilibrio fra le qualità empirico-individuali e le qualità universali-spirituali. E’ il metallo dell’alchimista che, per “potere magico” si trasforma in oro.
Il vero potere magico tuttavia sta nella trasformazione interiore, nel rovesciamento nella più profonda sede della coscienza. E’ il riorientamento, il nuovo atteggiamento il volgersi dal mondo esterno degli oggetti al mondo interiore dell’unicità della consapevolezza. Una nuova prospettiva, un orientamento del cuore, un entrare nel fiume della liberazione.
Il manas è il principio attraverso il quale la coscienza universale sperimenta se stessa e discende nella molteplicità delle cose , nella differenziazione dei sensi e degli oggetti sensori, da cui nasce l’esperienza del mondo materiale.
Nel momento in cui il manas si allontana dalla coscienza sensoria e dall’intelletto, volgendo l’attenzione alla causa prima del proprio essere, alla fonte universale di ogni coscienza, l’illusione rappresentata dall’io si fa evidente e l’esperienza del sunyata si rivela in tutta la sua profondità e grandezza.
Questa rivelazione non avviene attraverso il pensiero discorsivo, l’analisi intellettuale e le conclusioni logiche, ma attraverso il raggiungimento del completo riposo, l’abbandono di ogni attività di pensiero.
In tal modo veniamo a creare le condizioni necessarie ad una visione diretta della realtà, cioè l'esperienza intuitiva dell’infinito e dell'assoluta unicità di tutto ciò che è, di ogni coscienza , di ogni vita o comunque la si voglia chiamare.
Poichè a questo punto hanno fine tutti i nomi e tutte le definizioni del nostro mondo concettuale; a questo punto ci rendiamo conto di un’infinita successione di dimensioni superiori, per le quali non abbiamo ancora trovato adeguati mezzi di espressione, anche se possiamo percepirne l’esistenza, sentirle con gli organi non ancora sviluppati della nostra coscienza intuitiva, in cui si trasforma il manas quando si sia allontanato dalle attività dei sensi esterni e dalle discriminazioni dell’intelletto.
Questi organi possono svilupparsi solo attraverso la meditazione, la pacificazione delle nostre attività di pensiero, (del nostro incessante soliloquio, del ragionamento interiore) ed il rovesciamento dell’orientamento della nostra visione interiore dal molteplice all’unito, dal limitato all’illimitato, dall’intellettuale all’intuitivo, dall’individuale all’universale, dall’io al non io, fino a quando non saremo talmente pervasi da questa illimitatezza e universalità che, tornando alla contemplazione del piccolo, del singolo, dell’individuale, non perderemo  mai il significato del tutto e la connessione con esso e non ricadremo più nell’errore dell’egocentrismo.” 

Estratto della parte seconda del libro "I Fondamenti del Misticismo Tibetano".


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